La nostra vita ha un suo flusso e noi ne siamo affascinati ma, allo stesso tempo, ingabbiati. Un mood quotidiano scandito dai social che, anche se non vogliamo ammetterlo, in poco tempo ci hanno dato dipendenza. Più volte ci siamo ripromessi di ridimensionarla. Ma poi siamo sempre lì su Facebook o su Instragram, a spiare e farci spiare.

Un mondo scollegato dai social, forse, non riusciamo più nemmeno ad immaginarlo, talmente questi mezzi di comunicazione sono entrati nelle nostre esistenze che sono diventate un # per tutto.

Antonio e la sua storia

Ma c’è chi quella sottile linea immaginaria l’ha spaccata. Così, senza troppi giri di parole, eccoci sulle rive del fiume Foglia che costeggia la città di Pesaro. Qui vive Antonio, un senzatetto, che ha trovato assieme alla sua compagna, riparo in un vecchia roulotte abbandonata. Antonio fa il mendicante davanti ad un vicino supermercato, ed è qui che lo abbiamo conosciuto e gli abbiamo proposto questa intervista. Sulle prime non è stato facile convincerlo, ma poi ci siamo riusciti. L’ora del tramonto, quando tutti i pesaresi vanno al porto ad immortalare il sole che cala nella Baia, per poi fare a gara per mostrare le loro foto sui famigerati Social.

Antonio
Fonte: Danilo Billi Photografer

Antonio ci aspetta davanti al supermercato, ci incamminiamo con lui e, dopo un piccolo sentiero erboso, ci troviamo davanti alla sua “casa” ed è qui che inizia il suo racconto. “In questa roulotte prima viveva Albert, un tedesco che è morto due anni fa di cirrosi epatica all’ospedale. Io e la mia compagna eravamo appena arrivati in città, l’abbiamo trovata e ci siamo dati da fare per sistemare tutto. Fuori abbiamo recintato con una piccola staccionata improvvisata con gli scarti di un falegname, dentro abbiamo dato una pulita, poi ne abbiamo preso possesso. Io, prima di questa seconda vita, ero impiegato in un grande magazzino, sposato ma senza figli. Purtroppo, a causa del vizio del gioco, quando mi arrivava lo stipendio lo perdevo subito nelle slot dei bar di Varese. Non so neppure come ho iniziato, ma mi sono fermato solo il giorno in cui mia moglie mi ha buttato fuori di casa. Così ho iniziato a vivere per strada. Qui non c’è acqua calda o corrente, usiamo le candele e per scaldare l’acqua accendiamo il fuoco”.

“Vivo e mi stupisco ancora”

A questo punto chiediamo ad Antonio se nella sua vita precedente, come la chiama lui, usava i social. Lui sbotta con tono deciso: “Prima ero sempre attaccato al cellulare, prima ci vivevo. Mi ero fatto la prepagata e compravo in rete le ultime scarpe su Amazon. Avevo 2500 amici su Facebook, condividevo le solite frasi del cazzo.” Mi facevo comandare, mi spiavano“. Quindi per alcuni aspetti Antonio ha rotto il cerchio ed è uscito dal gruppo per una sua scelta. “Ho fatto mille cazzate – continua -prima per me era importante apparire, ora invece voglio solo scomparire dal quel mondo finto dove sono tutti vittime di quel telefonino. Su un muro vicino alla stazione ho letto una scritta che ora hanno cancellato e che diceva: “Vado a lavorare per comprare la macchina che poi userò per andare a lavorare”. Questo è il punto: ci hanno preso in giro, un tempo c’erano i Caroselli e le Reclame a dirci come dovevamo vivere, ora c’è Facebook. Lo salutiamo e mentre lo ringrazio per la chiacchierata, mi lascia con un’altra frase.

Antonio
Fonte: Danilo Billi Photografer

 

 

 

Nella mia seconda vita, non sono nessuno. Sono un senzatetto ma, soprattutto, sono invisibile. Non scatto foto ad un tramonto per averle sul telefonino, guardo il sole finchè non cade nell’acqua. A costo di rovinarmi gli occhi, il tramonto me lo vivo tutto, perché non so quanti altri me ne potrò godere. Faccio il figo così, fotografo tutto con il cuore.